La villa

UN GIOIELLOIN STILE LIBERTY

Oggi la Villa è un luogo che ospita eventi di eccellenza con l’intento di attribuire un senso diverso al tempo di chi cerca meraviglia e ispirazione.

Filosofia del Meriggio

NATURA, VISIONE ESTERNA, VISIONE INTERNA, ISPIRAZIONE

Villa Meriggio vuole essere un luogo d’ispirazione e riflessione. Per dare l’opportunità di interpretare e vivere intensamente questa splendida architettura è stata sviluppata una filosofia ben precisa: la Filosofia del Meriggio. Nell’antica Grecia il Meriggio era considerato il momento propizio per l’apparizione di divinità e creature divine. Il concetto, reinterpretato in chiave moderna, rappresenta l’opportunità perfetta per lasciarsi affascinare dalla potenza e dalla bellezza della natura, in grado di stimolare la nostra immaginazione e di andare oltre la realtà esistente. Questa visione incarna l’essenza della dimora, che, fondata su quattro pilastri fondamentali, guida l’esperienza dei suoi ospiti.

Natura

La Natura è imprescindibile per comprendere l’essenza di Villa Meriggio, al pari della sua architettura. La Villa e la Natura si scambiano e confondono continuamente dialogando; e se la Natura fa parte della Villa, quest’ultima è come se aspirasse allo stesso tempo a far parte della Natura, nella consapevolezza classica che da essa – dalla Φύσις (physis) – tutto si genera, tutto diviene, tutto torna. Che si tratti di prati, giardini, alberi e vegetazione spontanea, di zone controllate dall’intervento umano o lasciate più selvatiche, chi varca la soglia di Villa Meriggio ode il richiamo seducente e ammaliante della varia e disarmante Bellezza della Natura.

Visione esterna

Chiunque si abbandoni e si lasci incantare ha modo di uscire da sé stesso, di identificarsi nella bellezza e nella vita che esistono oltre i limiti delle sue consuetudini, esperienze e coordinate mentali. “[...] un uscire dalla propria natura, un identificarci con il bello che esiste in pensieri, azioni, persone che non siano noi stessi.” L’essenza dell’amore descritta da P.B. Shelley appare così simile a tale esperienza: la Natura, il contatto con essa e il muto dialogo interiore che ne deriva possono far sbocciare in noi questa capacità di perdere il proprio sé e riscoprirsi, ritrovarsi nell’altro.

Visione interna

È questo ciò che forma, a grandi linee, il nucleo essenziale d’esperienze fisiche e psichiche di ciò che noi definiamo col nome di Meriggio – nucleo emotivo e mentale che ci portiamo dietro, inevitabilmente, una volta rientrati in noi stessi – e la cui pratica attiva è appunto da identificarsi con la filosofia del Meriggio: osservando la Natura nella sua meraviglia è possibile l’autoriflessione uscendo da noi stessi e guardandoci con occhi nuovi, come se fossimo esterni, per poi tornare in noi arricchiti, migliorati, ispirati.

Ispirazione

Niente sembra somigliare di più all’esperienza dell’ispirazione quanto la gioia con cui i bambini assorbono la forma e il colore, come se fossero rapiti in una sorta di perenne ebbrezza. Questo affermava Baudelaire in una delle sue prose e non può essere più esplicativo della principale ambizione di Villa Meriggio: essere soglia e anticamera dell’ispirazione. Tramite l’esperienza della Natura e di questa momentanea perdita di sé stessi, essa vuole trasportare in uno stato d’ebbrezza simile a quello dei piccoli-grandi esploratori del mondo e si sé.